“Per mille strade”. Il racconto del mio cammino verso il sinodo dei vescovi sui giovani

“Per mille strade”. Il racconto del mio cammino verso il sinodo dei vescovi sui giovani

Abbandona le grandi strade, prendi i sentieri. (Pitagora)

Era un giorno stranamente fresco ed uggioso per essere la metà inoltrata di Agosto e mi trovavo rannicchiato sul bus che da Trasacco (AQ)- luogo delle mie ferie di fine estate- mi portava ad Avezzano. Timidamente gettai uno sguardo su un gruppo di ragazze con i loro trolley dai colori più impensabili. Erano davvero felici perché stavano andando in vacanza chissà dove. Scrutando attentamente i loro bagagli una cosa mi colpì e mi fece riflettere moltissimo; era uno dei loro zaini poggiati alla buona su uno dei trolley. Subito un flashback si manifestò dinanzi ai miei occhi stanchi facendomi ritornare indietro di qualche giorno, quando anch’io avevo quella felicità di intraprendere un viaggio memorabile. Non so bene il perché, forse sarà stata la voce di Mannarino che proveniva dalle cuffie del mio lettore mp3, ma nel mio animo ribatteva in modo forte e conciso la poesia di Trilussa “La fede”.

“Se la strada nun la sai, te ciaccompagno io che la conosco. Se ciai la forza de venimme appressode tanto in tanto te darò ‘na voce, fino la in fonno, dove c’è un cipresso, fino la in cima dove c’è la croce..”- Io risposi: “Sarà… ma trovo strano che me possa guidà chi nun ce vede”. La cieca allo me pijò la mano e sospirò: “Cammina..”. Era la fede.

Tutto iniziò qualche mese fa, quando decisi di intraprendere una nuova avventura sacra. Dopo le GMG – Giornate Mondiali della Gioventù– di Colonia nel 2005, di Cracovia del 2016 e l’Agorà dei Giovani del 2007 avevo voglia di ipotecare nella mia bacheca dei viaggi anche un bel cammino. Senza remore mi iscrissi così da alimentare lo spirito del viaggio che si era assopito facendo spazio alla mia sedentarietà. La fede ed il camminare hanno alimentato la mia sete di avventura.

Il mio viaggio iniziò il 7 agosto, quando alle sei di mattina, con uno zaino più grande di me partì da Avezzano in direzione di L’Aquila. Dalla mia diocesi partimmo in 24, ognuno con il suo carico di domande da chiedere al Signore durante il cammino: c’era chi cercava una risposta alla propria esistenza, chi una glorificazione personale e chi, come me, cercava di risistemare un’amore che stava giungendo al capolinea. Ognuno di noi aveva speranza; una speranza che, come una pianta, cresce piano piano.

1° giorno: L’Aquila – Paganica:

Arrivati dinanzi alla maestosa basilica di Santa Maria di Collemaggio (L’Aquila) ognuno di noi, tra la folla, cercava un volto familiare, qualcuno con cui poter scambiare le prime parole e soprattutto per non sentirsi soli in mezzo a sconosciuti. Non entravo in quella basilica dal lontano 2007- prima del sisma del 6 aprile del 2009- e devo dire che ho provato delle sensazioni davvero positive. Una volta terminata la santa messa ci siamo messi in cammino in direzione di Paganica. La tappa ad Onna – il triste paese ridotto in macerie dal terremoto del 2009- fu per me un nuovo catapultarmi all’interno in parti della mia vita di cui avevo pensato di averle archiviate. La chiesa restaurata all’interno di una cornice di macerie mi ha fatto pensare che c’è sempre speranza per tutto e quella fu anche uno dei motivi per continuare con forza nel camminare. Dopo una sosta nel monastero delle clarisse di Paganica ci siamo diretti nel centro parrocchiale: una lauta cena e delle sincere chicchere sono state l’anticamera ad un sacrosanto riposo. Rannicchiato nel mio sacco a pelo maledivo (in modo ironico) il mio vicino per il suo russare intenso.

2° giorno: Paganica- Campo Imperatore (località Fontari);

La sveglia suonò incredibilmente presto quella mattina dell’8 agosto; presto anche per chi, come me, non ha un buon rapporto con il dormire. In silenzio abbiamo attraversato il cuore di Paganica avvolto ancora nel tepore del sonno per avviarci verso la funivia di Campo Imperatore. Nel bel mezzo del cammino ebbi una crisi nervosa, ero stanco e grondavo di sudore da per tutto e volevo già lasciare la mia squadra. Per fortuna che non lo feci, restò solo una nota di nervosismo che venne spazzata via dalla bellezza che ebbi la fortuna di vedere su a Campo Imperatore. Il nostro arrivo nel rifugio delle Fontari fu salutato da un gregge di pecore e di vacche, custodi di quella grande bellezza. Per un’amante delle comodità come me, farsi la doccia in costume al di fuori del rifugio, con una temperatura di 10 gradi e con un tubo per irrigare il prato con l’acqua calda era qualcosa di impensabile. In quel perfetto miscuglio di caldo e freddo ho potuto capire che alcune cose semplici posso arricchire parecchio. Altro momento di forte formazione personale fu la celebrazione della santa messa all’intero del bar della struttura che ci ospitava: e nella lavanda dei piedi, ho capito che servire è anche regnare. Il momento solenne lasciò spazio ad una cena cucinata alla maniera che solo gli Alpini sanno fare; dopo alcune chiacchiere con gli amici del cammino decisi di andarmene a mettere a letto. La stanchezza si faceva sentire. Speravo in un sonno tranquillo, nulla di più sbagliato! Un ragazzo che aveva il sacco a pelo vicino al mio decise di fare un concerto con il suo forte russare. Lo presi letteralmente a calci, ma più gli menavo e più russava; il riposo era rimandato a data da destinarsi.

3° giorno: Campo Imperatore- Cerchiara di Isola del Gran Sasso (TE)

Fu la tappa più complicata e magica dell’intero cammino: qui si creò qualcosa che era impensabile nel momento della partenza, ovvero la cooperazione. Le singole persone crearono un gruppo e questo non è da poco. Percorrendo meravigliosi sentieri siamo scesi da Campo Imperatore fino alla frazione di Cerchiara (Isola del Gran Sasso, prov. TE). Fu una discesa emozionante in cui si fusero stupore e paura: avevo il timore di volare giù lungo il precipizio. Mi aggrappai letteralmente alla mia vita sostenuto dai miei piedi che hanno attutito la fatica della discesa. Quando entrammo nel bosco ci sembrava di stare all’intero del “Signore degli Anelli” nonostante la fatica ci aveva messi quasi tutti KO. Fatica che personalmente si trasformò in problema fisico: una tremenda vescica mi si formò sotto il piede sinistro dandomi un fastidio tremendo. Arrivati nel centro di Cerchiara che ci ospitava, mi sembrava di aver attraversato il deserto a piedi.

4° giorno: Cerchiara – Santuario di San Gabriele (TE)

L’ultima missione che da Cerchiara ci portava al santuario di San Gabriele (Isola del Gran Sasso, provincia di Teramo) fu quella che definirei la più cristiana dell’intero cammino. Qui assaporammo davvero il grande mistero della Misericordia e vi spiego il perché. Mentre macinavamo gli ultimi tremendi chilometri verso il santuario, sotto un sole cocente ed un asfalto bollente, dall’alto di una casa una voce femminile ci chiese se avevamo voglia di riempire le nostre borracce. Subito me rivenne in mente il passo evangelico “Se qualcuno ha sete, venga a me e beva (Gv7,37)”. L’acqua che avevamo tanto sognato non ci lasciò così facilmente; una copiosa pioggia ricoprì il pomeriggio dedicato alla festa dei giovani abruzzesi. Ovviamente la tenda numero 4, quella che era destinata a me ed altri compagni di viaggio, era la più allagata. Abbiamo chiesto un miracolo al cielo, e siamo stati accontentati! La fresca sera di San Gabriele venne riscaldata dal calore dei giovani abruzzesi in festa.

5° giorno: San Gabriele- Roma, Circo Massimo;

Il ripartire è sempre qualcosa di malinconico! Ognuno di noi, dal cammino, ha preso molto e molto ha lasciato. Personalmente mi sono portato dietro quella sana voglia di procedere sereno verso il mio futuro: ed ho lasciato, custodito tra i monti d’Abruzzo, alcune paure che hanno condizionato la mia esistenza. Ora toccava calcare il sacro suolo di Roma con i miei passi stanchi e doloranti, sorretto da uno spirito tenace. Faceva davvero caldo quel 11 agosto al Circo Massimo ed entrare fu davvero un’impresa eroica: ho visto ragazzi e ragazze cadere sotto i colpi del caldo. Nonostante ciò, la festa è stata immensa e le parole di papa Francesco hanno rinfrescato il cuore dei giovani.

“I sogni sono importanti. Tengono il nostro sguardo largo, ci aiutano ad abbracciare l’orizzonte, a coltivare la speranza in ogni azione quotidiana. E i sogni dei giovani sono i più importanti di tutti. Un giovane che non sa sognare è un giovane anestetizzato; non potrà capire la vita, la forza della vita. I sogni ti svegliano, di portano in là, sono le stelle più luminose, quelle che indicano un cammino diverso per l’umanità. Ecco, voi avete nel cuore queste stelle brillanti che sono i vostri sogni: sono la vostra responsabilità e il vostro tesoro. Fate che siano anche il vostro futuro! (Papa Francesco)

Le parole del papa mi entrarono nel cuore e come un balsamo curavano le ferite che erano presenti. C’è chi dice che eravamo in 70.000 e chi diceva che eravamo in 100.000; i numeri non fanno la differenza, in quel antico luogo si stava davvero bene. Le parole del papa lasciarono spazio alla festa e Roma si vestì con uno dei suoi abiti serali davvero magnifici. Io mi unii ad un gruppo di Avezzano sotto la sapiente guida di Don Antonio Allegrtti responsabile della pastorale giovanile diocesana e mio amico di vecchia data, e camminammo per Roma: San Bartolomeo all’Isola Tiberina, il Ghetto, Campo dè Fiori e Sant’Andrea della Valle furono le nostre tappe. Il giro si concluse sul balcone della casa del fratello del don; penso di non aver mai dormito così bene in vita mia, in compagnia di amici e sotto il cielo di Roma.

6°: Roma – Avezzano:

Alle ore 4 del mattino già eravamo in via della Conciliazione pronti per entrare in piazza San Pietro. Puzzavamo come capre, eravamo stanchi ed io avevo sempre quel dolore provocato da quella maledetta vescica sotto il piede sinistro. L’attesa della santa messa fu una vera e propria prova di forza, c’è chi si è sentito male come il povero Martino compagno di viaggio: fortuna che c’erano i vigili del fuoco vaticani che ci hanno spruzzato acqua fresca così da rinfrescarci. Dopo la messa e l’angelus del papa eravamo pronti a ripartire. I saluti sono la parte peggiore del viaggio! C’è chi si saluta sapendo di rivedersi oppure chi si saluta per l’ultima volta: una cosa non potrò mai dimenticare, ed è il legame di amicizia e stima che si è creato tra i partecipati.

Il mio viaggio, nonostante l’arrivo, continua.

“Tutti i grandi cambiamenti sono semplici.”

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